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I capi in azienda servono ancora?

Scritto da Professional Link | 24/02/26 14.24

In un mercato sempre più instabile e competitivo, la struttura organizzativa di un’azienda non è solo una questione interna: è un fattore decisivo per il profitto, la resilienza e la sua attrattività. Ma quanto sono ancora efficaci i modelli gerarchici tradizionali?

Per rispondere a questa domanda, Professional Link ha commissionato all'isitituto di ricerca Sylla un’indagine su un campione di manager e decision maker di aziende italiane.

I dati raccolti offrono una fotografia nitida: da un lato la persistenza di strutture piramidali, dall’altro una crescente consapevolezza che modelli più collaborativi, orizzontali e flessibili siano la giusta soluzione per le sfide del prossimo futuro.

Questo articolo analizza i risultati della ricerca, evidenziando le criticità dei modelli attuali, i vantaggi degli approcci alternativi e le implicazioni per chi guida oggi le PMI italiane. Si tratta di una riflessione sul futuro delle aziende di oggi, dove profitto e sostenibilità sociale non sono più elementi separati, ma due facce della stessa medaglia.

Il futuro delle organizzazioni, tra profitto e sostenibilità

Le aziende italiane oggi devono affrontare sfide quali l’instabilità crescente dei mercati, la digitalizzazione sempre più accelerata e le nuove aspettative delle persone nei confronti del posto di lavoro in ambito di welfare, benessere fisico e benessere mentale. In questo contesto, la revisione dei modelli organizzativi interni diventa una leva strategica per garantire competitività, attrattività e, soprattutto, redditività.

Professional Link, in collaborazione con l’istituto di ricerca Sylla, ha promosso un’indagine sulle imprese italiane per comprendere le visioni, le percezioni e gli approcci dei manager rispetto ai modelli organizzativi. I risultati ci dicono che la maggior parte delle imprese mantiene ancora delle strutture gerarchiche tradizionali, ma cresce sempre di più la consapevolezza rispetto al fatto che questo modello presenta dei limiti significativi, soprattutto in termini di velocità decisionale e di valorizzazione dei talenti.

Tradizione e necessità di cambiamento

Secondo i dati raccolti attraverso la ricerca, il 78% delle aziende italiane adotta ancora un modello gerarchico tradizionale. Tuttavia, il voto medio di efficacia attribuito a questo modello è di 6,78 su 10, con giudizi particolarmente critici sulla sua capacità di adattarsi ai cambiamenti (5,6 su 10).

Le principali criticità rilevate sono:

  • Lentezza decisionale e rigidità (44%)
  • Scarsa comunicazione tra reparti (42%)
  • Difficoltà nel valorizzare il talento e le competenze trasversali (28%)

Questi dati mostrano come il modello piramidale stia diventando un freno per la competitività: se da un lato garantisce stabilità infatti, dall’altro riduce la capacità di reagire con prontezza ai mutamenti repentini del mercato.

L’emergere di modelli alternativi

Se il modello piramidale rimane dominante, la nostra ricerca mostra come i manager oggi inizino a riconoscere i benefici di approcci alternativi alla gestione delle aziende.

I modelli orizzontali e collaborativi ottengono infatti un punteggio di efficacia medio superiore (7,2 su 10), soprattutto per la capacità di favorire la rapidità decisionale e il coinvolgimento dei team.

Il 62% degli intervistati ritiene che senza capi si lavori meglio, evidenziando la percezione che le gerarchie troppo rigide rallentino, più che abilitare, i processi quotidiani.

Nonostante ciò, il passaggio verso modelli collaborativi è percepito ancora come sfidante perchè richiede tempo, sperimentazione e soprattutto una cultura organizzativa orientata alla fiducia reciproca e alla responsabilità condivisa.

Il dato più interessante? Nonostante tutto, il 95% dei manager italiani si dichiara pronto a adottare modelli più collaborativi rispetto a quelli oggi in uso.

I quattro profili culturali dei manager italiani

Grazie alla ricerca abbiamo individuato quattro cluster culturali che descrivono gli approcci prevalenti al cambiamento organizzativo:

  1. Innovatori Empatici (42%): promuovono empatia, creatività, apertura all’intelligenza artificiale e una certa attenzione al benessere. Sono i più orientati a sperimentare dei modelli collaborativi.
  2. Collaboratori Pratici (28%): concreti e pragmatici, cercano ordine e chiarezza. Accettano il cambiamento, purché abbia delle regole ben definite.
  3. Ottimisti Collaborativi (25%): credono nella forza della squadra, ma preferiscono un’evoluzione graduale piuttosto che radicale.
  4. Tradizionalisti (5%): restano legati a dei modelli basati sul controllo e sulla gerarchia.

Queste quattro categorie ci mostrano come la leadership in Italia sia tutt’altro che uniforme. Esiste un tessuto culturale variegato, dove innovazione e tradizione convivono e si confrontano quotidianamente.

Oggi profitto e sostenibilità vanno a braccetto

Uno degli aspetti più rilevanti emersi dalla ricerca è la connessione tra modelli organizzativi e sostenibilità economica e sociale.

Le aziende con strutture collaborative tendono infatti a generare un maggiore engagement e ad avere più motivazione al loro interno; questo riduce di conseguenza il turnover e quindi i costi legati alla gestione del personale. La valorizzazione delle persone e delle competenze, tipica dei modelli organizzativi di tipo alternativo, crea un ambiente che attrae i nuovi talenti, rafforzando così la competitività dell'azienda sul mercato.

La velocità decisionale ottenuta tramite l’adozione di modelli non gerarchici consente poi alla compagnia di reagire meglio alle perturbazioni esterne, garantendo anche una certa resilienza economica.

Possiamo dedurre quindi che l’attenzione alla sostenibilità sociale contribuisce anche alla crescita della sostenibilità economica, diventando quindi un vero e proprio driver di profitto. Le imprese che sapranno integrare collaborazione e fiducia in nuove forme di leadership saranno quindi quelle che, presumibilmente, sopravviveranno alla prova del tempo.

Dal dato al dibattito

La ricerca commissionata da Professional Link non nasce con l’intento di proporre soluzioni preconfezionate o modelli universali, ma vuole anzi offrire una fotografia accurata di come oggi si configurano le organizzazioni italiane e quali strade potrebbero percorrere nel prossimo futuro.

I dati raccolti mostrano chiaramente che la questione organizzativa non può più essere ridotta a una scelta di struttura (piramidale o orizzontale) ma riguarda il modo in cui le imprese sanno integrare la competitività economica e la valorizzazione delle persone. È un passaggio cruciale, perchè il profitto non spotrà più essere disgiunto dalla capacità di sapersi reinventare nel tempo.

La redditività, che piaccia o meno, dipenderà sempre più dalla sostenibilità, intesa sia in senso sociale, come coesione e partecipazione attiva delle persone, sia in senso economico, come resilienza e capacità di affrontare i cambiamenti senza perdere attrattività e competitività sul mercato. Per questo abbiamo deciso di aprire il dibattito e presentare i dati in anteprima durante un evento dedicato a imprenditori, CEO, HR e manager. L'evento "il capo non serve più?" si è svolto il 25 febbraio a Milano con la partecipazione di Sebastiano Barisoni, Emanuela Girardi, Andrea Serra, Alberto Zambolin e Andrea Ferlin. Si è trattato di un'importante un’occasione per confrontarsi, riflettere e condividere esperienze di cambiamento.

Scarica la sintesi dei dati che abbiamo presentato