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title: Sempre più aziende usano connessioni private per raggiungere il cloud
description: Scopri come le aziende stanno cambiando l'approccio alla connettività cloud, per una gestione più efficiente e strategica.
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# [Sempre più aziende usano connessioni private per raggiungere il cloud](https://comunicazioni.plink.it/blog/sempre-più-aziende-usano-connessioni-private-per-raggiungere-il-cloud)

 Scritto da [Marta Ripamonti](https://comunicazioni.plink.it/blog/author/marta-ripamonti) | 07/10/26, 07:04

Per molto tempo il cloud è stato raccontato come l'evoluzione naturale di Internet, perché dal punto di vista dell'utente le due cose sembrano coincidere. Apriamo un browser, accediamo a un'applicazione aziendale, consultiamo un database o utilizziamo un servizio online e tutto avviene apparentemente attraverso la stessa connessione. Questa percezione, però, nasconde una realtà molto più complessa.

Dietro la semplicità con cui oggi utilizziamo servizi cloud esiste un insieme articolato di infrastrutture, data center, reti e piattaforme distribuite in tutto il mondo. Soprattutto esiste una differenza sostanziale tra il cloud e Internet: il primo ospita dati, applicazioni e servizi, mentre il secondo è solo uno dei possibili mezzi attraverso cui raggiungerli.

Oggi il cloud sta assumendo un ruolo sempre più centrale nelle strategie digitali, le aziende perciò hanno iniziato a chiedersi se per raggiungerlo è davvero necessario passare da Internet. La risposta dipende naturalmente dal contesto, tuttavia oggi esistono degli approcci migliori per collegarsi agli ambienti cloud.

## Come è cambiato il modo di utilizzare il cloud

Nella sua fase iniziale, il cloud era un ambiente separato rispetto al resto dell'infrastruttura. Le aziende vi spostavano alcune applicazioni, usavano i servizi di storage oppure vi sperimentavano dei nuovi progetti senza dover investire immediatamente in hardware e data center. In questi casi il traffico generato era relativamente semplice da gestire perché gli utenti accedevano ai servizi, scambiavano dei documenti o utilizzavano delle applicazioni online attraverso una normale connessione Internet. Il modello funzionava e continua a funzionare ancora oggi per molte realtà. Nel tempo, però, il ruolo del cloud è cambiato radicalmente.

Le piattaforme cloud oggi non ospitano più soltanto applicazioni accessorie o progetti pilota, ma sono anzi la sede di sistemi gestionali, database, ambienti di sviluppo, piattaforme di analisi e servizi di continuità operativa. Parallelamente, molte aziende mantengono parte delle proprie infrastrutture anche nei data center tradizionali, creando ambienti ibridi.

Il cloud ha smesso quindi di essere una destinazione da raggiungere ed è diventato una vera e propria estensione dell'infrastruttura aziendale, ed è proprio in questo momento che il tema della connettività assume un'importanza strategica.

## Chi decide il percorso dei dati verso il cloud?

Internet è una rete pubblica globale composta da migliaia di operatori interconnessi; il suo valore risiede nella capacità di consentire a sistemi diversi di comunicare tra loro indipendentemente dalla posizione geografica, adattandosi dinamicamente alle condizioni della rete per garantire continuità e resilienza.

Quando un'applicazione aziendale deve raggiungere una risorsa ospitata nel cloud, i dati non seguono un percorso stabilito dall'azienda, ma sono instradati attraverso una serie di apparati che decidono, in tempo reale, quale sia il tragitto più opportuno verso la destinazione. Questo processo, noto come routing, è alla base del funzionamento di Internet e permette ogni giorno a milioni di servizi di comunicare in modo efficace.

Nella maggior parte dei casi tutto avviene in modo trasparente e in pochi millisecondi, ma man mano che le infrastrutture aziendali diventano più dipendenti dal cloud, il tipo di percorso seguito dai dati assume un'importanza crescente. Un'azienda può avere degli utenti distribuiti in più sedi, delle applicazioni ospitate su dei cloud differenti, archivi dati collocati in diversi data center e dei sistemi di disaster recovery in altre aree geografiche. In uno scenario di questo tipo non è più sufficiente che le informazioni raggiungano la destinazione: è importante sapere come vi arrivano, quali reti attraversano e quali alternative esistono in caso di indisponibilità.

Per l'utilizzo quotidiano delle applicazioni più comuni questi aspetti passano inosservati, ma quando il cloud ospita dei sistemi gestionali, database, piattaforme di analytics o servizi essenziali per l'operatività aziendale, molte organizzazioni iniziano a valutare con maggiore attenzione il tema del controllo della connettività. È proprio da questa esigenza che nasce l'interesse verso i modelli di networking e di interconnessione capaci di offrire una maggiore visibilità sui percorsi di rete e una gestione più strutturata delle comunicazioni.

## Il cloud: da destinazione ad ecosistema interconnesso

Osserviamo come è cambiato, nel tempo, il ruolo del cloud all'interno delle architetture IT.

Nelle prime fasi della sua adozione, il cloud veniva utilizzato principalmente per ospitare applicazioni relativamente isolate dal resto dell'infrastruttura aziendale. Gli utenti vi accedevano tramite browser, il traffico generato era limitato e la connettività rappresentava essenzialmente uno strumento per raggiungere una destinazione esterna.

Oggi la situazione è molto diversa: il cloud ospita sistemi gestionali, piattaforme ERP, ambienti di sviluppo, strumenti di analytics, soluzioni di backup e disaster recovery, diventando una componente essenziale dei processi aziendali. Allo stesso tempo, applicazioni e dati sono spesso distribuiti tra sedi, data center, infrastrutture in colocation, piattaforme SaaS e più cloud provider, scelti in base alle specifiche esigenze tecnologiche o di business.

Questa distribuzione delle risorse offre vantaggi significativi in termini di flessibilità, scalabilità e innovazione, ma introduce anche una complessità crescente. La sfida consiste nel consentire la comunicazione continua tra ambienti differenti, con tecnologie, requisiti e modalità operative diverse. Le applicazioni non risiedono più in un unico luogo e i dati devono attraversare costantemente infrastrutture distribuite per supportare i processi, gli utenti e i servizi. Di conseguenza, la rete smette di essere un semplice mezzo di trasporto e diventa una componente fondamentale dell'architettura.

Nasce così il concetto di ecosistema di interconnessione: un modello nel quale cloud, data center, sedi aziendali e servizi digitali sono collegati attraverso una struttura comune progettata per favorire integrazione, continuità operativa e crescita sul lungo periodo. Invece di creare collegamenti indipendenti per ogni nuova esigenza, le imprese oggi cercano delle infrastrutture per integrare i loro nuovi ambienti in modo coerente, senza dover ripensare ogni volta l'intera architettura.

È in questo contesto che emerge l'interesse verso modelli di connettività progettati specificamente per il cloud. Non perché Internet abbia perso la propria efficacia, ma perché le  architetture ibride e multi-cloud richiedono strumenti in grado di collegare in modo più semplice e sicuro un numero crescente di sistemi distribuiti, trasformando la connettività in un elemento strategico dell'evoluzione digitale dell'impresa.

| ## **Come funzionano le connessioni private verso il cloud** Quando si parla di connettività privata verso il cloud, molti pensano immediatamente a una VPN, la quale protegge il traffico attraverso un tunnel cifrato che viaggia comunque sulla rete Internet pubblica. Si tratta di una soluzione efficace per numerosi scenari, ma il percorso fisico dei dati continua a dipendere dai meccanismi di routing di Internet e dalle reti attraversate lungo il tragitto. Le connessioni private verso il cloud introducono invece un modello di interconnessione dedicato. In pratica, l'azienda collega la propria infrastruttura, direttamente o attraverso un data center o un provider di connettività, a un ecosistema di rete che dispone di punti di accesso privati verso i principali cloud provider. Da quel momento il traffico può raggiungere il cloud attraverso collegamenti riservati, senza dover attraversare l'intero percorso della rete Internet pubblica. Dal punto di vista architetturale, questi sistemi funzionano come piattaforme di interconnessione. Attraverso connessioni virtuali software-defined è possibile creare collegamenti privati tra sedi aziendali, data center e cloud provider diversi, attivando percorsi dedicati in base alle esigenze del progetto. Se necessario, la stessa infrastruttura può collegare contemporaneamente più ambienti cloud, permettendo alle applicazioni di comunicare tra loro attraverso una rete privata comune anziché mediante una serie di connessioni separate. In questo modo la rete diventa un elemento attivo dell'architettura. Non si limita più a trasportare dati da un punto all'altro, ma contribuisce a governare aspetti come il routing, la segmentazione dei flussi, la ridondanza dei collegamenti e l'integrazione tra ambienti diversi. È possibile, ad esempio, collegare un data center aziendale a un cloud pubblico, mettere in comunicazione due cloud provider differenti oppure integrare sedi remote, infrastrutture di backup e piattaforme SaaS all'interno dello stesso ecosistema di rete. Una buona analogia è quella di un hub aeroportuale: con Internet ogni destinazione viene raggiunta seguendo i percorsi disponibili nella rete pubblica, mentre le piattaforme di interconnessione privata funzionano come un nodo centrale dal quale è possibile creare collegamenti diretti verso molteplici destinazioni, gestendoli in modo coordinato e adattandoli all'evoluzione dell'infrastruttura. L'obiettivo, in conclusione, è affiancare all'accesso pubblico una rete di interconnessioni private per i workload più critici. |
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## L'impatto del multi-cloud sulla progettazione delle reti

La diffusione del multi-cloud è il fattore che più di ogni altro sta accelerando questo cambiamento, perché molte aziende stanno scegliendo di utilizzare più provider contemporaneamente dato che ciascuna piattaforma offre servizi, strumenti e funzionalità che possono risultare adatti a specifiche esigenze. Per esempio, un'impresa potrebbe utilizzare Microsoft Azure per ospitare le applicazioni principali, Amazon Web Services per alcuni workload infrastrutturali e Google Cloud per progetti di analisi dei dati o intelligenza artificiale. A questi potrebbero aggiungersi delle piattaforme SaaS come Salesforce o SAP, creando un ecosistema articolato.

In uno scenario del genere la complessità riguarda soprattutto le comunicazioni tra gli ambienti.

Ogni cloud possiede regole proprie di networking, meccanismi di routing, sistemi di autenticazione e modalità differenti di gestione delle connessioni. Senza una strategia chiara, il rischio è creare una rete composta da numerosi collegamenti indipendenti che aumentano progressivamente la complessità e i costi di gestione. Per questo il tema centrale è come fare, in pratica, a mettere in comunicazione tutti gli ambienti dell'architettura aziendale. Proprio questa evoluzione sta spingendo a considerare il cloud networking come una disciplina a sé stante, sempre più strategica per il successo dei progetti di trasformazione digitale.

| ## La progettazione dell'architettura e il costo della crescita non pianificata Quando si parla di connettività verso il cloud, il vero tema non è la connessione in sé, bensì l'architettura. Molte aziende affrontano la crescita del cloud in modo incrementale: si attiva un collegamento verso un primo provider, qualche anno dopo si aggiunge un secondo ambiente, successivamente viene introdotto un servizio SaaS, poi arriva un progetto di disaster recovery oppure una piattaforma di analytics... Ogni nuova esigenza è risolta nel modo più conveniente per quel preciso momento. Il risultato, tuttavia, è una stratificazione di connessioni, tunnel VPN, regole di routing e configurazioni che diventano sempre più difficili da governare. Questo fenomeno è talmente diffuso da avere un impatto diretto sui progetti di trasformazione digitale; non perché le tecnologie utilizzate siano sbagliate, ma perché sono state introdotte in momenti diversi per rispondere a esigenze diverse. Occorre quindi superare la logica delle singole connessioni e progettare cloud, data center e sedi aziendali come componenti di un’unica architettura. Senza questa visione d’insieme, la crescita dell’infrastruttura porta con sé difficoltà che si accumulano nel tempo, diventando evidenti solo quando la gestione si fa più complessa. Magari una nuova applicazione cloud richiede una VPN aggiuntiva, un nuovo progetto di backup impone l'apertura di ulteriori collegamenti, una seconda piattaforma cloud introduce procedure di gestione differenti rispetto alla precedente… Nessun singolo cambiamento è particolarmente complesso, ma l'insieme risulta difficile da amministrare. La crescita non pianificata ha dunque un costo nascosto: ogni nuovo ambiente aumenta le spese di gestione e assorbe tempo dei team IT, sottraendo risorse a nuovi progetti. Meglio valutare modelli che consentano di semplificare l'infrastruttura, riducendo il numero di elementi da gestire e introducendo una maggiore coerenza nella progettazione delle connessioni. |
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## Il multi-cloud richiede un approccio diverso

Le piattaforme cloud offrono strumenti e possibilità differenti: alcune si integrano più facilmente con gli ambienti Microsoft, altre rispondono a esigenze specifiche di elaborazione dei dati, sviluppo applicativo, analytics o intelligenza artificiale. Per le aziende, scegliere più provider significa poter valutare ogni servizio in base al progetto. Questa libertà di scelta, però, non garantisce da sola un’infrastruttura efficiente: un’applicazione ospitata su un cloud può infatti dipendere da dati conservati altrove o da sistemi che restano nel data center aziendale.

Il punto critico è proprio questo: servizi validi presi singolarmente possono formare un’architettura difficile da governare se vengono adottati senza una progettazione comune. Aggiungere connessioni per rispondere a ogni nuova esigenza rischia di moltiplicare le procedure e i costi, riducendo i vantaggi della flessibilità iniziale.

Qui il networking assume un ruolo strategico. Prima di introdurre un nuovo ambiente, bisogna definire quali sistemi dovrà raggiungere, quali flussi dovranno restare separati e quali percorsi alternativi saranno necessari in caso di indisponibilità. La rete serve proprio a trasformare una raccolta di servizi cloud in un’infrastruttura coerente e, soprattutto, gestibile.

 

### Layer 2, Layer 3 e il valore dell'interconnessione

Nelle architetture ibride e multi-cloud, le interconnessioni private permettono di collegare ambienti differenti senza affidare questi scambi alla rete Internet pubblica. Il collegamento, però, è soltanto una parte del progetto: occorre anche stabilire come organizzare le reti e come instradare il traffico tra data center, sedi aziendali e piattaforme cloud. È qui che entra in gioco la distinzione tra Layer 2 e Layer 3.

Le connessioni Layer 2 operano al livello Ethernet e possono estendere un segmento di rete tra punti differenti attraverso collegamenti virtuali dedicati. Per comprenderne il funzionamento, immaginiamo un’azienda che debba collegare due data center: un servizio Layer 2 può essere paragonato a un cavo virtuale che unisce i due punti, lasciando al team IT la configurazione delle reti e dei percorsi dei dati. Non significa necessariamente estendere la stessa rete locale fino alle applicazioni cloud: questo collegamento può anche fornire il trasporto su cui attivare una connessione IP verso il provider.

Le funzionalità Layer 3 riguardano invece la comunicazione tra reti IP distinte. Il routing stabilisce come raggiungere le diverse destinazioni, mentre la separazione logica delle reti consente di organizzare gli ambienti secondo le esigenze del progetto. Pensiamo, ad esempio, a un’azienda con un gestionale nel cloud e un archivio dati nel proprio data center: le due reti restano distinte, ma il routing permette alle richieste del gestionale di raggiungere l’archivio e alle risposte di tornare all’applicazione. Se il progetto prevede un secondo collegamento e un routing opportunamente configurato, il traffico può utilizzare quel percorso quando il primo non è disponibile. Le regole di sicurezza devono comunque stabilire quali accessi consentire: collegare due reti non significa autorizzare qualsiasi scambio.

Le due modalità possono svolgere ruoli complementari nella stessa infrastruttura: il Layer 2 fornisce il collegamento, mentre il Layer 3 gestisce il percorso tra reti diverse. La scelta dipende dagli ambienti da collegare e dal grado di controllo richiesto. L’obiettivo è definire un modello di interconnessione che resti comprensibile anche quando aumentano i servizi cloud.

## La nuova frontiera dell'infrastruttura digitale

Se il multi-cloud rappresenta uno dei principali fattori di cambiamento, non è certamente l'unico. Anche la crescente diffusione di progetti di backup, disaster recovery, analytics e intelligenza artificiale sta modificando il modo in cui le aziende progettano le proprie infrastrutture digitali. In tutti questi scenari, infatti, dati e applicazioni devono comunicare continuamente tra ambienti diversi, spesso distribuiti tra data center, sedi aziendali e più cloud provider.

Esistono oggi dei modelli di connettività progettati specificamente per gli ambienti cloud, i quali consentono di creare dei collegamenti privati tra sedi, data center e i principali cloud provider, integrando in un unico ecosistema reti e piattaforme che altrimenti richiederebbero configurazioni separate e una gestione più complessa. Il risultato è un'architettura più flessibile, capace di crescere insieme al business senza dover essere ripensata a ogni nuovo progetto.

Se i dati sono il carburante dell'economia digitale, la connettività è l'infrastruttura che ne consente il movimento.

La rete è un elemento strategico in grado di semplificare la complessità e sostenere l'innovazione futura perché il vero vantaggio competitivo non consiste nell'avere più connessioni, ma nel riuscire a far lavorare insieme tutte quelle che contano.

 

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